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martedì 15 aprile 2014

L’esplosione della primavera - poesie a cura dei ragazzi della 1°B a.s. 2013-2014

L’esplosione della primavera

Lavoro svolto nell’ a.s. 2013-2014 dagli alunni della classe 1°B


Letizia Albertini:
Amo la primavera, la amo con il suo tepore, con la sua miriade di alberi in fiore, con le sue margherite nel mio giardino. In primavera si risvegliano gli animali, le piante e anche il sole. Tutti rinasciamo in primavera; abbiamo più tempo per divertirci, abbiamo più tempo da dedicare all’amicizia e all’amore. Non c’è più la voglia di rimanere nei salotti, anche i computer si accendono di meno. Il vento leggero porta in casa, la mattina, l’odore delle primule che stanno sbocciando in giardino; mi sveglio con il sole che nuota negli occhi e con il cinguettio del passerotto che non vedo dal marzo scorso. Tutto sembra più chiaro e più vivo, anche la brezza mattutina che mi abbraccia quando esco di casa. Vado a scuola e spio dalla finestra quel mondo colorato dal sole, che mi abbaglia, e allora sono costretta ad ascoltare la Prof. di Matematica. Torno a casa con un sorriso sul viso, perché è impossibile essere tristi il 21 marzo, quando la primavera ci dà il buongiorno.



Numan Amin:
Primavera è sinonimo di rinascita, serenità, vivacità.
Essa suscita in me allegria. Invoglia a passare il tempo all’aperto. Tutti la aspettano con ansia: gli animali, gli alberi e anche gli uomini.
Gli animali escono dalle loro tane dopo un lungo tempo e iniziano a correre felicemente. Gli alberi fioriscono pronti a dare dei frutti golosissimi, alimentati da un sole splendente.
I giardini delle case iniziano a riempirsi di fiori bellissimi.
Si diffondono nell’aria diversi profumi e i bambini giocano a palla ridendo e scherzando.
Tra i fiori volano, saltando tantissimi insetti; danzano nell’aria coloratissime farfalle, ronzano tra i fiori le api, volano leggere le libellule e saltano felici le cicale cantando.
Sfrecciano e cinguettano nel cielo stormi di uccelli.
La primavera è la stagione più bella che ci sia ed è la mia preferita. 

Giulia Bartoletti:
Eccola, è arrivata,
La Primavera è sbocciata!
Caldo, sole e canti di usignoli,
Si uniscono agli alberi ornati di fiori!
Le margherite primeggiano nei prati, ormai tutti gli alberi sono colorati.
Primavera cara mia,
Resta qui a farci compagnia!



Giulia Bartoletti:
La Primavera, non è solo una stagione in cui gli alberi fioriscono, le rondini affondano il cielo e il clima diventa più caldo, è anche un periodo nel quale la gente è più serena.
I ragazzi, felici, escono assieme agli amici;
Sbocciano gli amori, si indossano le magliette con le maniche corte, insomma è un periodo di totale felicità.
Ciò che piace di più della primavera ai ragazzi, oltre alle passeggiate con gli amici, è che questa stagione preannuncia la fine dell’anno scolastico.
Cara Primavera, ti rivolgo una preghiera: concedici sempre fiori colorati, colma i nostri cuori con il tepore dei raggi del sole e rimani in nostra compagnia.



Elena Blaga:
L’inverno è come una pausa malinconica da cui la primavera ci risveglia dolcemente con splendidi colori e profumi meravigliosi.
La primavera è la dolce brezza che mi accarezza il viso quando, con mio fratello, dondolo sull’altalena in giardino, il pomeriggio di domenica.
La primavera è il cielo così azzurro che mi fa venir voglia di volare libera come gli uccellini nel cielo.
Per me la primavera è armonia.




Sara Filoni:
La primavera è colori, profumi e sensazioni che brillano nei nostri cuori. Di prima mattina vedere il sole che entra dalle persiane e sentire il canto degli uccellini è una marcia in più per iniziare la giornata in modo positivo. Anche per i nostri occhi è un vero piacere: finalmente, dopo i freddi e cupi colori dell'inverno, la fantasia dei colori primaverili porta gioia e felicità. Ma oltre questo la primavera è anche la stagione dei sentimenti, tutti siamo più disposti a volerci bene e siamo un po' più aperti all'amore.


Aurora Monarca:
Erano le 7.00 di un venerdì di Marzo e, costretta dal suono insistente della sveglia, mi alzai dal soffice del letto. Andai in cucina per cercare qualcosa di buono da mangiare e, mentre camminavo, mi andò lo sguardo fuori dalla finestra. Vidi il pesco fiorito, gli alberi verdi e il sole che si faceva largo tra le nuvole per diffondere il chiarore del mattino. Mi avvicinai al vetro per osservare meglio quella bellezza inspiegabile e subito mi resi conto che la primavera era arrivata. Stava risvegliando in me un sentimento di felicità, di allegria, di gioia; ma allo stesso tempo mi metteva un po’ di sonnolenza. Quel pensiero felice mi condusse subito a pensare alle lunghe passeggiate sui prati pieni di margherite, le chiacchierate di pomeriggio, le corse, le sudate, gli animali che escono dal letargo e la natura rifiorita. Tutto ciò mi dava un senso di libertà, di spensieratezza e anche di rilassamento. Guardando fuori dalla finestra, non potevo evitare il ricordo della scorsa Primavera, fu una tra le più belle; il pesco mi ricondusse a pensare alle arrampicate che ci facevamo sugli alberi con il mio migliore amico; i fiori con quel loro candido e fresco profumo mi riportavano all’odore dei candidi abbracci che ci davamo e quei colori così accesi mi riaccompagnavano a riflettere sulla nostra ammirabile amicizia. E fu così che mi persi nel ricordare le nostre avventure. Osservavo quei colori, quelle piante così fiorite, gli uccelli svolazzare per il cielo sereno e già sentivo avvolgermi dal profumo dei fiori. Ormai l’Inverno era finito e il freddo, il gelo e le nebbie se ne erano andati; era arrivata la stagione degli amori, degli abbracci caldi, delle serate per le vie del paese. Improvvisamente mi accorsi che stavo facendo tardi per andare a scuola, mi ero incantata davanti a tanta bellezza ed ora non mi rimaneva che sbrigarmi e godermi il più possibile questi tre mesi.

Maria Musto:
Lieve, come una ballerina che danza sulle punte giunge la primavera e porta con sé la rinascita della natura.
I piccoli boccioli si trasformano in mille fiori profumati, i prati si tingono di candide margherite.
Nel piacevole tepore dell’aria si sente il cinguettio degli uccelli nascosti tra i fitti rami, il lieve ronzio delle api in cerca del polline e dai parchi festosi giungono le voci giocose dei ragazzi.
Tutto sembra invitarci ad uscire dal letargo invernale per condividere le giornate che si allungano e riscoprire il piacere di stare all’aria aperta.










Armando Perugini:
La primavera è arrivata, delle stagioni la più allegra e colorata,
la più gioiosa e profumata e certamente la più amata.
La sua policromia fa crescere nel mio animo euforia
E, nel pensiero di chi scrive, ogni più bella e memorabile poesia.
Durante il dì è fresca e soleggiata
E, con animo lieto, regala un sorriso anche alla persona più amareggiata: quando giunge la notte permette una splendida e tranquilla dormita, decorata da dolci sogni e dagli incubi totalmente ripulita.
I parchi sono colmi di fiori,
Le campagne sono ricche e prospere come forzieri di tesori
E nella più movimentata e caotica città, ognuno può gustare
in un verde spazio ciò che questa stagione ha da mostrare.
La primavera, con l’aura positiva e la limpida atmosfera,
delle quattro stagioni rimane in assoluto la più fiera.




Alessandro Romano:
Il Soave canto dei fringuelli
Si mischia al dolce profumo dei fiori,
Mentre comincian a migrar gli uccelli
Arriva la primavera, la stagion dei colori!

Dopo l’inverno che rattrista
C’è lei, con una sinfonia mista
Di colori e di suoni;
è la più allegra delle stagioni!

Ma primavera, cara mia,
Di una cosa ti devo accusare
E non parlo dell’arrivo delle zanzare
Ma del polline che causa grave allergia!







Brunella Sepe:
Il ventuno marzo giunge finalmente la primavera, forse la stagione più attesa che non riscalda solo le gemme dopo il lungo torpore invernale, ma anche il cuore degli uomini. I raggi del sole sembrano sciogliere il ghiaccio che attanaglia le corde vocali degli uccelli multicolore, i petali prendono il posto della trasparente brina facendo respirare l'erba splendente. Le giornate diventano più lunghe e il sole fa capolino da ogni finestra, illuminando gli animi anche di chi lo osserva dietro un vetro spesso. Nuovi attesi quanto inaspettati suoni invadono i timpani. Le strade si tingono di nuovi accesi colori, la piacevole brezza ricomincia ad accarezzare i boccioli. La vita si appresta a ricominciare come se seguisse un orologio immaginario, la luce infonde nuova speranza e scioglie il gelo dai cuori.




Omar Taha:
La primavera inizia il 21 marzo e finisce l’inverno: ora non ci sono più le nere nuvole e le tenebrose nebbie.
Il sole risplende nel cielo azzurro, e siamo tutti più felici.
La natura sboccia e fiorisce e il verde degli alberi risplende come lo smeraldo, i prati sono tappeti bianchi, le margherite, che ormai sono sbocciate, ospitano moltissime varietà di farfalle coloratissime, api che succhiano il nettare dai fiori, formiche che escono dai rifugi e vanno in cerca di briciole che, magari, sono cadute dai becchi di uccellini che finalmente anche essi sono usciti dai propri nidi e svolazzano di qua e di là cinguettando con immensa gioia.
Anche gli animali selvatici hanno sentito l’arrivo della primavera e sono usciti dal lungo letargo.
Anche gli uomini risentono l’arrivo della primavera: siamo tutti più felici in attesa dello scampanio della Pasqua che porta con sé non solo la gioia della resurrezione, ma anche le belle vacanze.




Cristopher Torres:
Un sole illumina il mio dì
Un sole illumina il tuo martedì
Un sole illumina la tua settimana
Questo sole illumina la nostra primavera appena nata.

Un’esplosione di colori e melodie
E in questo stupendo giorno: “carpe diem”.
Questa stupenda primavera che illumina il cammin di nostra vita
Ci rallegra e ci grazia questa cara primavera che di tutti noi è già amica.

Te lo dico forte e chiaro
Forse con un tono un po’ amaro
Che un dì ti saluterò con molto affanno

Ma non ti preoccupare amica mia: non è un addio, bensì un arrivederci al prossimo anno.

venerdì 6 dicembre 2013

Il Mediterraneo ieri e oggi (classe 2B)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo i pregevoli lavori di alcuni ragazzi della classe 2B (a.s. 2013-2014) sul tema "Il Mediterraneo ieri e oggi".

Il Mediterraneo è stato fin dall'antichità un luogo geografico di grande rilevanza, culla di importanti civiltà fiorite sulle sue sponde grazie ai contatti che questo mare consentiva tra mondi diversi,come le civiltà dell'Oriente, dell'antico Egitto e della Grecia,ponendosi come spazio vitale di relazioni. Ha visto nascere talassocrazie come quella dei Fenici,la civiltà colonizzatrice dei Greci,e poi l'Impero Romano che,attraverso questo mare ha potuto dominare tutte le terre bagnate da esso e,quindi,lo ha chiamato "mare nostrum".Il Mediterraneo però,oltre ad essere un fattore positivo per l'evoluzione,l'incontro dei popoli e il commercio, è stato anche teatro di molte guerre.
Oggi il Mediterraneo è totalmente cambiato e, infatti, gli aspetti negativi ormai prevalgono su quelli favorevoli. Su questo mare vi si confrontano spesso conflittualmente società diverse come quella europea e quelle che si riconoscono nell'Islam. Se ne parla in tv,sui giornali, alle radio delle centinaia, forse anche migliaia di persone provenienti dalle sponde africane che emigrano verso l'Italia. Viaggiano in pessime condizioni igieniche e di sicurezza,pagano costi altissimi per il viaggio che devono affrontare al fine di fuggire da quella terra intrisa di problemi irrisolti e,alla fine, la maggior parte delle volte questa gente muore e, spesso, sul fondo giacciono cadaveri insepolti.
Il Mediterraneo ora può essere definito in vari modi a secondo dei punti di vista:Gli europei lo reputano un problema, perchè porta tanti, troppi immigrati che in paesi in crisi come il nostro non sono ben visti;Per gli immigrati invece, il mediterraneo viene visto come la speranza di cambiare vita in modo positivo, per molte famiglie della sponda africana;prendendo in considerazione tutti i punti di vista, non si può negare che questo mare che divide , non sia un bagno di sangue.
Lorenzo Chirichilli
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Il Mediterraneo è il mare su cui si affacciano i territori di tre continenti: Europa, Asia e Africa. Proprio grazie a questa sua caratteristica, sin dall’antichità è stato un centro fondamentale di commercio con il quale molte popolazioni hanno interagito fra di loro.                                                                                                                          Lungo le sue coste si sono sviluppate grandissime civiltà del passato come: i Fenici, i Greci, i Cartaginesi, i Romani. Questi ultimi, infatti, se non avessero avuto il controllo del Mediterraneo, non sarebbero mai andati verso Oriente e, di conseguenza, non sarebbero mai venuti a contatto con la cultura greca e sarebbero rimasti una civiltà rozza e primitiva; pertanto l’impero romano non avrebbe mai conquistato quel gran numero di territori e la Storia sarebbe cambiata in modo radicale.                                                                                        L’importanza di questo mare è perdurata anche durante tutto il Medioevo. In seguito alla scoperta dell’America, però, l’uomo ha cambiato i propri orizzonti e commerci, ignorando sempre di più “il mare nostro”. Oggi il Mediterraneo è diventato un mezzo per agevolare la criminalità, essendo navigato da barconi straripanti di emigranti, provenienti principalmente dalle coste dell’Africa, che fuggono dai loro Paesi a causa della povertà e della guerra, con la speranza di trovare un luogo dove cominciare una nuova vita serena.  Al contrario trovano solo la discriminazione nei loro confronti e alcuni arrivano anche alla morte.                                                                                                                            Sono quasi mille, infatti, i migranti morti dall’inizio del 2013 ad oggi.Uno degli avvenimenti più recenti, risalente al 30 settembre, è stato caratterizzato dalla morte di tredici persone, gettate in mare dopo essere state frustate. Dopo pochi giorni si è verificato un disastro peggiore, perché hanno trovato la morte più di trecento persone. Il Mediterraneo ha dunque perso i propri valori, dei valori che devono essere riscoperti dalle generazioni future, per far sì che non avvengano più disgrazie così tremende!
Simone Napolitano
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Il termine Mediterraneo deriva dalla parola latina Mediterraneus, in mezzo alle terre , successivamente gli antichi Romani lo chiameranno “Mare Nostrum”. Questo fin dall’antichità era un mare molto ambito in quanto fondamentale per coloro che, come i Romani, volevano diventare una grande potenza sia politica che commerciale. Proprio per questo ultimo motivo scoppiarono guerre anche assai brutali, come quelle contro i Cartaginesi guidate proprio dai Romani che risultarono poi vincitori. Oggi, purtroppo, il Mediterraneo è diventato un luogo di morte dove gente disperata, proveniente per lo più da luoghi in cui ci sono  guerre, principalmente dall’ Africa, cercano rifugio e tanta fortuna che nel proprio paese non  sono riusciti ad avere. Quest’ anno le statistiche ci dicono che in Italia principalmente in Sicilia e a Lampedusa, sono sbarcati migliaia di immigrati, provenienti con barconi spesso disastrati, pronti a cedere durante il lungo tragitto che  hanno dovuto affrontare. La cosa sorprendente è che queste persone oltre che a rischiare la vita per venire qui in Italia si indebitano al di sopra delle loro possibilità  con dei malviventi del posto che sono gli unici a poter loro permettere questo viaggio della fortuna. Proprio pochi giorni fa ad  alcune miglia dalle coste italiane sono morte ben tredici persone, tra cui donne e bambini, che poi sono stati  dall’equipaggio delle imbarcazioni buttate in mare.
Leonardo D'andrea
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Il Mediterraneo è stato fin dai tempi antichi uno spazio geografico di grande importanza.Le prime civiltà sfruttarono questo mare per espandersi sia economicamente che territorialmente, tutti sanno del ruolo fondamentale del  Mediterraneo in una civiltà come quella di Roma: uno dei più importanti imperi della storia, grazie alla supremazia sul Mediterraneo che permetteva ai Romani non solo di scambiare merci, schiavi ecc. ma anche di conquistare terre come il nord Africa oppure l’oriente.Sebbene questo mare fosse la più importante via di comunicazione della storia europea, il Mediterraneo con l’avanzare del tempo si è trasformato, diventando così teatro di orribili spettacoli.A tale proposito vorrei ricordare l’orribile tragedia che si è verificata a Sicili  (Sicilia) e che ha sconvolto, per la crudeltà, gli Italiani.Il 30 Settembre a Sicili, nel Ragusano, hanno perso la vita 13 persone nel vano tentativo di raggiungere la spiaggia a nuoto da una barca che conteneva 250 persone.Personalmente nel vedere le immagini di quei 13 corpi esanimi coperti da un telo bianco è stato toccante e commovente.Non conoscendo  le dinamiche dei fatti non posso scrivere altro, ma nel mio piccolo posso dedicare questo testo ai 13 uomini che hanno combattuto fino alla morte per rimanere a galla e che hanno navigato per tre giorni nella speranza di cercare condizioni di vita migliori.
Gabriele Gargani
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Sempre più spesso sentiamo dire frasi di questo tipo:
“Guarda cosa resta di quel bel mare che era il Mediterraneo!
Ora non è altro che un passaggio che conduce quei clandestini sulle nostre terre!”.
Personalmente,quando sento gente che parla così,riesco a stento a trattenermi da urlarle contro queste parole:
“Cos’è diventato il Mediterraneo? Cosa siamo diventati noi?
 Questa è la domanda!
Siamo diventati uomini senza valori,gusci vuoti,incapaci di provare compassione.
Permettiamo che muoiano milioni di persone senza alzare un dito solo perchè non le riteniamo abbastanza importanti da continuare a farle vivere.
 “Quei clandestini”,come li chiamate voi , arrivano da posti dove c’è la guerra,dove conducono vite peggiori che all’inferno.
Da loro non c’è né cibo né acqua e solo in pochi riescono a salire su una nave e a partire nella speranza di scampare alla morte.
Molti di loro si ammalano,molti muoiono,e noi li respingiamo come fossero cani rognosi.
Dove sono finite le nostre priorità di esseri umani?
Dove sono quei valori che ci hanno reso degni di farci chiamare persone?
Dove sono finite la compassione e le lacrime,dove la solidarietà?
Come abbiamo potuto crescere in un mondo che ci faceva ripudiare noi stessi!
Quelle persone sono come tutti noi.
Viviamo da sempre sulla stessa terra eppure continuiamo a crederci superiori.
Ci sono genitori là in mezzo che hanno sacrificato tutto per i loro figli,alcuni hanno dato la vita per permettere ad altri di salvarsi e noi li rifiutiamo.
Dovremmo provare,anche per una volta,a metterci nei loro panni,a capire cos’è il sacrificio,sentire cosa si prova a perdere qualcuno e a sentirsi rifiutati da coloro che erano per queste persone l’ultima speranza di salvezza.
Loro sono persone.
I vermi siamo noi!”.
Alla fine di questo discorso molte persone se ne andrebbero,altre mi fisserebbero senza dire niente,altre ancora,le più rare,abbasserebbero il capo e piangendo chiederebbero al vento di portare le loro scuse a coloro per cui non possono fare nulla.
Arianna Altigeri
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 Il cambiamento della funzione del mediterraneo durante i secoli “Mare nostrum” Così i Romani chiamavano il mediterraneo, perché a quei tempi avere il dominio sul mare voleva dire essere molto potenti. Il mare era il centro dei commerci, potevano affluire fino a Roma ogni tipo di alimento, ma anche molti altri beni non di prima necessità. Ma dalla scoperta dell’ America, il mediterraneo passò in secondo piano; il mare che prima era il centro del mondo conosciuto divenne un mare come gli altri, visto che dall’ America avvenivano commerci nuovi con risorse mai viste prima.Anche durante gli anni dei migranti italiani, il mediterraneo fu solo un mare di transito, mentre meta era l’ America.  Recentemente questo mare è scenario di grandi  migrazioni per gli abitanti del nord-Africa che arrivano verso l’ Italia, Francia, etc… ..    Queste povere persone , ridotte  alla fame spesso alla guerra, arrivano da noi in condizioni pietose,alcuni sopra gommoni , molti di loro sono bambini e donne, mentre altri uomini hanno lasciato la loro famiglia per trovare un lavoro e dar loro dei soldi. Ci sono spesso discussioni sulla sorte di questi emigranti, c’ è chi dice che sono convenienti e chi sconvenienti per l’ economia ma bisogna iniziare a ricordarsi che quelle persone non sono sacchi di soldi o qualcosa di dannoso, sono soprattutto persone come noi che, come noi, hanno sogni, speranze, paure. Per questo, se si sente una notizia di un altro sbarco, non bisogna dire o pensare: “Ah un altro carico….. “    bisogna immedesimarsi in quelle persone e seguire la notizia per sapere che fine faranno quei poveri uomini che viaggiano per migliaia di miglia sul mare solo per una speranza di salvezza, dalla guerra. Noi non dovremmo (come fa molta gente) rimanere indifferenti davanti a uno di questi emigranti che chiedono l’ elemosina; secondo me dopo aver donato qualcosa, ci dovremmo fermare a parlare con quei bisognosi e conoscere le loro storie che, stranamente non è molto diversa da quella dei nostri connazionali, anche essi, sono stati per moltissimo tempo migranti in molte aree del mondo. Inoltre il mediterraneo è anche sede di pirati, razziatori che attaccano le navi mercantili e pescherecci                                           Danlilo Cappelli
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Nel corso della storia il Mediterraneo ha sempre avuto una funzione molto importante ed è sempre stato culla di grandi civiltà nate e fiorite sulle sue sponde, quali quelle del vicino Oriente,dell’antico Egitto, quella dei Fenici, della Grecia e poi quella del grande impero Romano (riuscito a dominare l’intero mare, con metodi non sempre clementi, chiamandolo poi ‘Mare Nostrum’).
Un tempo questo mare era importantissimo, infatti tutti gli stati che bagnava erano considerati il centro del mondo.
Oggi,però,il significato del mediterraneo è diverso da quello che era un tempo.
Molte persone usano questo mare sfruttando i sogni di altri per scopi di arricchimento personale.
Abbiamo purtroppo molti esempi di come questo avvenga, sono esempi che solo a descriverli ti ‘piange’ l’anima, il cuore, e tutto ciò che una persona può avere di umano..
Sono esempi di migliaia di morti in pochissimo tempo, morti perché cercavano di scappare da quel che può essere un paese in guerra, un paese dove c’è la fame,dove si rischia la vita tutti i giorni, cercando di vivere in un luogo senza più paure, per poter vivere una vita dignitosa,e poi? Poi quello che li attende è la morte.
Vorrei raccontare la fortuna che ho io nello scrivere queste righe e vivere questa vita che, di certo, non è una vita sfarzosa, ma una vita che mi dà tutto ciò di cui ho bisogno.
Dico questo perché potrei non essere nata, potrei vivere in condizioni sociali ed economiche molto,molto diverse da quelle in cui sono ora.
Ho avuto la fortuna di nascere in questo paese grazie ai tanti sacrifici dei miei genitori,loro come i tanti morti, sono venuti dall’ Albania, sono riusciti a venire e sono stati fortunati nel provarci solo due volte (la prima volta sono stati rimpatriati).
Mia madre era incinta, precisamente stava affrontando il sesto mese di gravidanza, ma tanta era la voglia di andarsene dalla guerra civile dell’epoca, tanti erano i sogni di avere una vita come quella che la televisione del paese (trasmetteva canali italiani) ci faceva vedere che quello di perdermi era un rischio che doveva correre, perché dopo la mia nascita non avrebbe più avuto il coraggio di portarmi con sé.
Molti dicono che potevamo benissimo fare i documenti per venire, bene queste persone devono sapere che per avere i documenti bisognava essere persone piene di soldi e molti venivano arrestati solo per averli chiesti.
Tornando alla storia dei miei genitori, loro sono venuti qui (come tantissima gente straniera) con l’intenzione di trovare lavoro, creare una loro famiglia, avere una loro casa, e vivere senza la paura di poter essere uccisi tutti i giorni, senza più soffrire.Molti invece pensano che tutti quelli che vengono qui o in altri luoghi, hanno l’intenzione di compiere reati, e basta: non è così!
Anche se molti non ci credono, mi vergogno ogni volta che in televisione sento che uno straniero ha compiuto un reato, perché alla gente ne basta uno solo e comincia poi a diffidare di tutti i suoi connazionali.
È brutto perché si viene quasi esclusi da tutto, si è guardati con occhi diversi quando si vorrebbe solo e solamente avere rispetto.
La mia famiglia è venuta qui, dove c’erano altri miei parenti stretti, e ha affittato una piccola casa dove vivevamo in otto. Piano piano siamo riusciti ad avere una casa solo nostra, una casa che quella povera gente solo sogna. Io ce l’ho, ci vivo e molto spesso penso come sarebbe bello se tutti avessero la mia stessa fortuna però, cosa che mi fa più male, è sentire molti dire:” gli sta bene,non c’è lavoro per noi, figurati se ora arrivano loro e lo trovano”.
La mia risposta è semplice:”loro lo sanno? Sanno che situazione c’è nel mondo se non sanno neanche in che situazione sono loro nei loro paesi?”
Io ho cercato di raccontare la mia storia,perché è grazie a questa che sono una ragazza forte e con determinati valori.Rimango sempre senza parole nel ricordare la situazione economica dei miei genitori che,nonostante tutto, facevano sacrifici enormi pur di farmi avere tutto quello di cui avevo bisogno,a partire dal semplice gioco. Papà tornava alle dieci di sera stanco dal duro lavoro e giocava comunque con me, mi portava a letto e mi raccontava come una favoletta tutta la sua storia.
Amo mio padre,mia madre e tutta la mia famiglia e mi commuovo ogni volta che racconto questa storia.
Il mar Mediterraneo per me, per i miei genitori e per tutti quelli che hanno avuto la mia stessa fortuna, ci ha permesso l’inizio di una nuova vita; ma per la maggior parte dei casi, questo mare è stato la tomba di molti migranti: è diventato un mare rosso, per il sangue sparso, un mare che fino a che si sta sulle sponde africane (in questi ultimi tempi) è un sogno, ma che diventando realtà è un incubo senza fine che porta poi alla morte.
Orly 2B

giovedì 24 gennaio 2013

L’attimo fuggente (USA, 1989)

Regia: Peter Weir

Genere: Drammatico

Sceneggiatura: Tom Schulman


 
Il film “L’attimo fuggente” è la storia di un professore di lettere, John Keating (Robin Williams), che inizia ad insegnare in un rigido collegio maschile. Il professore ha un metodo d’insegnamento anticonformista e coinvolgente e trasmette con passione la poesia ai suoi alunni. Tra questi, spicca la figura di Neil Perry (Robert Sean Leonard), che apprenderà grazie al professore cose che vanno oltre l’ambito scolastico. Perché è questo che la scuola dovrebbe fare: prepararci al meglio alla vita futura, distaccandosi dall’insegnamento delle sole nozioni. Il professor Keating insegna ad amare la vita. “Carpe diem,” dice “cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita”. Non è forse scopo primo della scuola istruire i ragazzi affinché amino la loro vita, ciò che sono, ciò che fanno, e diventino parte e ricchezza di una società?

Michela Formicone

La σχολή moderna

Com’è cambiato il significato della parola “scuola” dai greci ad oggi

Forse non tutti sanno che la parola “scuola”, che usiamo tutti i giorni, deriva dal greco σχολή, il cui significato è “tempo libero”. I greci, infatti, vedevano la scuola come un momento di svago dalla guerra durante il quale poter discutere di argomenti filosofici, scientifici e teologici al fine di prepararsi alla vita della polis. Al giorno d’oggi invece, i ragazzi la considerano una delle principali cause di stress, in quanto ormai si tende a dare più importanza al voto piuttosto che al piacere di studiare. Inoltre questo perenne stato d’ansia è dovuto alla quantità eccessiva di compiti per casa, che impedisce ai giovani di dedicarsi ad uno sport, o a qualsiasi altro hobby. Insomma gli studenti moderni non vedono più la scuola come “palestra” per imparare a vivere. Per ridare a questa istituzione il suo vero significato, i professori dovrebbero cercare di trasmettere ai ragazzi la passione per la materia che insegnano e spiegare loro il suo impiego nella vita quotidiana, proponendo per esempio attività di laboratorio e stage. Purtroppo però sono pochi i docenti che danno importanza a questi progetti e lo Stato dovrebbe promuovere queste iniziative, mettendo le scuole nella condizione di poterle attuare.

Laura Guido
Francesca Borrelli

Oggi, 27 Gennaio

Il mal di testa mi svegliò in tarda mattinata. Afferrai la coperta per scostarla, ma subito avvertii una strana sensazione; sembrava sgretolarsi fra le mie mani, scivolare come aria. Aprii gli occhi all'istante e mi accorsi di essere completamente rivestita di cenere, che aveva sostituito le lenzuola, la coperta, il cuscino; improvvisamente nella mia camera vedevo svolazzare nuvole grigiastre, che si mischiavano con la polvere.
Seppur sbalordita, decisi di incolpare il mal di testa di quella strana visione e mi alzai. Una volta davanti allo specchio ebbi un'altra sorpresa: migliaia di volti si rilfessero sulla superficie, volti magri, infantili, smunti, anziani, alcuni irriconoscibili, ognuno accatastato sull'altro, fino a ricoprire la mia immagine.
L'angoscia crebbe, mi scaraventai fuori dal bagno alla ricerca di conforto, che non trovai; mi misi le mani nei capelli, e mi accorsi di non averli più, o meglio di averli cortissimi, e li vidi giacere in terra, sotto i  piedi; così toccai freneticamente ogni parte del corpo, ma non avevo più sensibilità, le mani erano scheletriche, e tastavano ovunque, affamate di aiuto.
Ero investita di sensazioni mai provate prima, che mi avevano afferrato e usato come vittima di sfogo di quell'orrore. Ricercai lo specchio per avere una prova di quella trasformazione. Vi ero nuovamente davanti, ma non mi trovai; vidi sempre migliaia di volti, ma tutti uguali, indistinguibili l'uno dall'altro, dai capelli corti allo sguardo fisso e vacuo, e dagli occhi gonfi di lacrime e terrore agli zigomi scavati nelle guance. Solo una cosa distingueva ogni individuo da quella massa: se osservavi con attenzione, potevi notare un particolare simile ma differente in ognuno, un numero nero inflitto nella pelle del braccio, che si cercava di nascondere dietro la schiena.
Ormai era buio, ero in piedi accanto alla tavola sulla quale dormivamo in sei. Nessuno parlava mai, né di sera, né di giorno, durante il lavoro; nessun'anima voleva raccontare qualcosa, ricordare la vita precedente, o sperare in una futura, o lamentarsi del dolore, della perdita dei cari. Eravamo tutti là, sì, sulla stessa barca, o sulla stessa tavola di legno, a dormire una notte insignificante, a dimenticare la nostra identità lasciata sotto le lenzuola il giorno in cui ci hanno strappato dai colori e dai sapori della vita mondana.
Il silenzio era il nostro solo compagno.
Improvvisamente i cani abbaiarono, tanto che tutti pensammo fosse un altro disgraziato che tentava la fuga; ma fu troppo lungo l'abbaiare, ed insistente, ed incalzante, che ci sorse un dubbio, una piccola e amara incertezza di cambiamento. Sentimmo rumori vari, proventienti da tutte le direzioni,  fragori confusi, voci e urla contrastanti... Finché noi tutti, tutti insieme, avvertimmo chiara la lingua straniera, quella d'oltre oceano.
Non posso ricordare le emozioni che mi attraversarono in quel momento, lacerandomi per l'ennesima volta, ma sono sicura della fierezza che mi pervase quando oltrepassai ciò che avevo sempre visto chiuso, lo sapevo alle spalle, né mi girai a guardarlo, quel posto, quell'inferno in cui mi cacciarono l'anima.
Camminai fianco a fianco quegli zombie che ad ogni passo risvegliavano la propria identità sopita, ed il vento ci accarezzava la pelle mentre si divertiva a sollevare polvere intorno a noi; riuscii adesso a notare distintamete i tratti di ognuno, l'espressione ed il sorriso, o lo sguardo vivo, compreso il mio. Fui capace di ritrovare la mia immagine mentre le altre tramontavano una ad una, e mi sentii finalmente libera e consolata. Andando in camera mi accorsi di quanto ero fortunata: ritrovai quell'oggi, sotto le lenzuola, l'anima della prigioniera, mentre il grigio della cenere veniva soffiato fuori dalla finestra dal vento.


Esther Bondì



giovedì 29 novembre 2012

Coraggio Mamma!

Cari studenti del liceo, 
in questa seconda edizione del giornalino scolastico ci sembrava opportuno spiegare e raccontare chi fosse l'omonimo personaggio che il nostro istituto ricorda attraverso il suo nome, Ignazio Vian.

Vian nasceva a Venezia il 9 Febbraio del 1917. Risiedeva a Roma dove svolgeva la professione di insegnante. Arruolato come tenente di complemento della Guardia di Frontiera, all'annuncio dell'armistizio dell' 8 Settembre, ( noto come armistizio di Cassibile, siglato segretamente il 3 Settembre del 1943, che rappresentò l'atto con il quale il Regno d'Italia cessò le ostilità contro le forze alleate nell'ambito della seconda guerra mondiale), decise di combattere sulla Bisalta, monte delle Alpi Liguri, contro la minaccia nazista. Con sè raccolse circa centocinquanta uomini che guidò nella resistenza ai tedeschi, creando una delle prime formazioni partigiane. Dominato da un grande coraggio, Vian cominciò a combattere subito, a differenza di altri gruppi che preferirono attendere. I partigiani di Vian impegnarono le forze del capo delle SS  Joachim Peiper che per rappresaglia organizzò il noto eccidio di Boves. Il numero degli uomini di Vian diminuì notevolmente e nonostante le varie difficoltà, i pochi sopravvissuti non si arresero e continuarono la loro lotta alleandosi con il I Gruppo divisioni alpine guidato da Enrico Martini. Nominato vice comandante del I Gruppo divisioni, Vian venne inviato in missione a Torino dove fu arrestato dai nazifacisti il 19 Aprile del 1944. Nelle carceri Nuove il giovane partigiano fu vittima di numerose torture e interrogatori finché venne prelevato dalla cella e impiccato ad un albero in centro di Torino. "Coraggio Mamma" scriveva Vian in una pagnotta di pane mentre trascorreva i suoi ultimi giorni di vita in cella. La prima cosa che decise di fare prima di morire fu quello di pensare alla sua cara famiglia e ai suoi ideali lasciando sulle pareti del carcere un messaggio scritto con il sangue: MEGLIO MORIRE CHE TRADIRE. Insomma, che dire? Ignazio Vian fu un vero e proprio eroe, sempre pronto a combattere per difendere il proprio Paese e le proprie idee tanto da sacrificarne la sua stessa vita. Alla sua memoria venne conferita una medaglia d'oro per il valore militare con la seguente motivazione:"Primo fra i primi, organizzava il fronte della resistenza in Piemonte affrontando in campo aperto il tedesco invasore ed assumendo quindi la condotta della più epica battaglia della guerra partigiana tra gli incendi e le rovine di Boves, dove, chiamati a raccolta col suono delle campane i suoi volontari, in quattro giorni di dura lotta li incitava alla riscossa con la parola, l’esempio e il suo strenuo valore. Caduto in mano al nemico, con stoicismo sopportò le torture più atroci pur di non tradire i compagni di lotta. Sereno e cosciente salì al capestro nel nome d’Italia, martire della libertà, santo dell’idea".  


Lucrezia de Vicariis